Gn 25, 19-26; Sal 118 (119), 89-96; Pv 22, 17-19. 22-25; Mt 7, 1-5
Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo, per non abituarti alle sue maniere e procurarti una trappola per la tua vita. (Pv 22, 24-25)
Il libro dei proverbi definisce collera e ira come una trappola: talvolta si eccede nel ritenere naturali le emozioni, quasi che il loro emergere senza controllo sia soltanto segno di autenticità; in tal modo, però, ci si esime dal considerare quanto la perdita di controllo metta tra parentesi la responsabilità che si ha nei confronti di sé e degli altri. L’invito che oggi è donato dalla Scrittura è un’occasione preziosa, per verificare quanto si possano convertire anche gli atteggiamenti più radicati, che talvolta sono però un ostacolo per incontrare realmente gli altri fino a oscurare a tal punto la propria identità da rendere anche sordi nei confronti del Signore.
Preghiamo
I malvagi sperano di rovinarmi;
io presto attenzione ai tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il confine:
l’ampiezza dei tuoi comandi è infinita.
dal Salmo 118 (119)

