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Rito ambrosiano

Introduzione generale

Il Rito Ambrosiano vanta una tradizione più che millenaria ed è ancora oggi in vigore quasi mille parrocchie della Diocesi di Milano1 e in un centinaio di parrocchie extra-diocesane (nelle diocesi di Bergamo, Como, Lodi, Lugano, Novara e Pavia).

La sua denominazione lo riconduce, almeno idealmente, alla figura di sant’Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397; la sua collocazione geo-politica e linguistica lo radica nella tradizione liturgica latina occidentale, ma con significative aperture verso l’Oriente cristiano e le sue diverse tradizioni rituali; la sua presente vitalità, dovuta alla responsabile e lungimirante assunzione del rinnovamento conciliare, ne fa un dono prezioso per l’intera Chiesa universale.

Il nome

Ambrosiano viene da Ambrogio, vescovo santo e primo patrono della Chiesa milanese. Leggiamo nel De Sacramentis: «Sei risalito dal fonte… Il Vescovo… ti ha lavato i piedi… Non ignoriamo che la Chiesa Romana non ha questa consuetudine… tuttavia anche noi abbiamo, come gli altri uomini, il nostro modo di pensare; quindi, ciò che altrove si osserva con fondate ragioni, anche noi lo conserviamo con fondate ragioni»2.

Sant’Ambrogio non dichiarava l’esistenza a Milano di un sistema liturgico alternativo a quello della Chiesa di Roma, ma rivendicava solo la possibilità, in un caso particolare, di seguire una diversa consuetudine locale.

Si evidenziava tuttavia in queste parole quel principio di libertà rituale in una ecclesiologia di comunione che, nel volgere di alcuni secoli, avrebbe prodotto nella Chiesa latina occidentale quella peculiare tradizione liturgica a lui costantemente ricondotta: «Anche Ambrogio… – scriveva il monaco Walafrido Strabone verso la metà del sec. IX – ordinò alla sua Chiesa… la disposizione sia della messa che degli altri servizi liturgici, disposizione che si è conservata fino ad oggi nella Chiesa di Milano»3.

Cenni storici

Sotto il profilo storico, il primo vero sviluppo del Rito Ambrosiano data dall’epoca del santo vescovo Eusebio (449-462) agli anni dell’esilio genovese dei vescovi milanesi. Non esiste una documentazione liturgica diretta in proposito, ma è opinione diffusa che i prefazi ambrosiani più antichi possano risalire a questo periodo.

Dalla metà del sec. VII a tutto il sec. VIII si ebbe un generale consolidamento dell’ordinamento liturgico ambrosiano: «È motivo di grande prestigio per la città [di Milano] – scriveva l’anonimo compositore del Versum de Mediolano civitate intorno al 739 – un proprio e particolare ordinamento liturgico delle letture, l’armonioso canto sacro, accompagnato dal suono dell’organo, e la regolata distribuzione dei Salmi»4.

Se tale ordinamento poteva apparire segnato da un certo eclettismo, era per l’accoglienza al suo interno di elementi testuali e rituali provenienti sia dalle altre liturgie latine non romane, quali la gallicana e l’ispano-visigotica (o mozarabica), sia dalle tradizioni liturgiche dell’Oriente cristiano.

L’attestazione diretta del Rito Ambrosiano mediante i suoi libri d’altare incomincia con il sec. IX, dopo che papa Adriano I (772-795), contro la pretesa di Carlo Magno di unificare liturgicamente l’impero, conferma alla Chiesa ambrosiana il diritto di avere e sviluppare un proprio rito particolare.

Da quell’epoca, i libri liturgici ambrosiani ci attestano che il Rito Ambrosiano, pur in dialogo con la consuetudine liturgica romana, non si è mai a essa totalmente assimilato, potendo esibire un originale sistema di letture bibliche, un ordinamento della messa e dell’ufficiatura, alcuni elementi peculiari nella struttura dell’anno liturgico e nel santorale, un patrimonio eucologico, specie prefaziale, di grande rilevanza compositiva e con accenti tematici propri, e una caratteristica tradizione testuale e melodica nel canto liturgico.

Nella seconda metà del sec. XVI, all’indomani del Concilio di Trento, il Rito Ambrosiano fu salvato dal rischio di estinzione dal Cardinale Arcivescovo Carlo Borromeo (1538-1584) che, in analogia con quanto stava avvenendo per il Rito Romano, intraprese l’opera di riforma dei libri liturgici ambrosiani e diede vita alla Congregazione del Rito Ambrosiano per la sua custodia e il suo incremento.

L’oggi

Il Concilio Vaticano II aveva solennemente decretato: «La santa madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati, e desidera che, ove sia necessario, vengano prudentemente riveduti in modo integrale nello spirito della sana tradizione e venga dato loro nuovo vigore secondo le circostanze e le necessità del nostro tempo» (SC, n. 4).

In attuazione al dettato conciliare – e forte dell’incoraggiamento personale di san Paolo VI (1897-1978) – la Chiesa di Milano, nella seconda metà degli anni ’60 del sec. XX, decise di procedere alla riforma della propria consuetudine liturgica, mettendo mano alla revisione dei suoi libri liturgici.

Da un lato, si trattava di ‘custodire’ il tesoro di una tradizione più che millenaria; dall’altro, era necessario ‘vivificare’ e ‘rinnovare’ questo stesso tesoro di tradizione, perché l’opera di riforma non risultasse un semplice restauro archeologico.

Tra il 1972 e il 1984 furono promulgati i primi libri liturgici ambrosiani rinnovati a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II: Il Messale Ambrosiano (1976), accompagnato da un Lezionario Ambrosiano parziale e ad experimentum (1976); il Rito ambrosiano delle esequie (1978); la Liturgia ambrosiana delle Ore in cinque volumi (1983-1984); il Rito ambrosiano della Comunione e del Culto eucaristico fuori della Messa (1984).

Sul finire degli anni ’90, sotto l’episcopato del Cardinale Arcivescovo Carlo Maria Martini, la Congregazione del Rito Ambrosiano riprese a lavorare per la riforma del Rito Ambrosiano lungo la duplice direttrice della revisione dei libri liturgici già pubblicati e del completamento di quelli mancanti.

Il Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi rilanciò con forza il progetto Martini nel discorso alla Congregazione del Rito Ambrosiano del 4 febbraio 2005, indicando tra le priorità: il Lezionario Ambrosiano rinnovato, il Supplemento al Breviario Ambrosiano con il secondo ciclo delle letture bibliche (e patristiche) per l’Ufficio delle Letture e la II edizione del Messale Ambrosiano.

Con l’avvento 2008 è entrato in vigore il Lezionario Ambrosiano festivo e feriale per tutti i tempi liturgici, suddiviso nei tre grandi misteri dell’Incarnazione (avvento, tempo natalizio, tempo dopo l’Epifania), della Pasqua (quaresima, triduo pasquale e tempo pasquale) e della Pentecoste (domeniche e settimane dopo Pentecoste, domeniche e settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore, domeniche e settimane dopo la Dedicazione del Duomo).

Due anni dopo ha visto la luce il Lezionario ambrosiano per la celebrazione dei Santi, quelli comuni a tutti gli ambrosiani, quelli propri della diocesi di Milano e quelli specifici di alcune chiese storiche della città di Milano.

Poiché il Lezionario Ambrosiano nel suo rinnovamento ha rilanciato la liturgia vigiliare delle grandi solennità e di tutte le domeniche, nel 2016 è stato pubblicato l’apposito Libro delle Vigilie.

Negli ultimi anni la Congregazione del Rito Ambrosiano si è dedicata alla preparazione della II edizione del Messale Ambrosiano (per la quale è attesa a breve la conferma della Santa Sede) e della II edizione del Rito Ambrosiano delle Esequie (ancora da sottoporre alla conferma della Sede Apostolica). Certamente, nei prossimi anni ci si dovrà dedicare alla revisione dei cinque volumi della Liturgia Ambrosiana delle Ore in vista di una loro nuova edizione.

Il Rito Ambrosiano, per la ricchezza del suo patrimonio di testi, canti, riti e cerimonie, è fonte di un’autentica spiritualità ambrosiana, che rappresenta un dono per tutta la Chiesa cattolica, nella polifonia delle sue diverse tradizioni liturgiche. Per questo, il Progetto educativo del Seminario dichiara: «Introdurre alla conoscenza e all’esperienza spirituale della celebrazione in Rito Ambrosiano è una delle condizioni per formare preti oggi nella diocesi di Milano»5.

 

Note

  1. Per ragioni storiche particolari ci sono 44 parrocchie milanesi di Rito Romano, concentrate nei decanti di Monza, Treviglio e Trezzo sull’Adda.
  2. De SacramentisIII,4-5, in Ambrosius Mediolanensis,Explanatio Symboli, De Sacramentis, De Mysteriis, De Paenitentia, a cura di Banterle Gabriele = Sancti Ambrosii Episcopi Mediolanensis Opera 17, Milano 1982, pp. 74-77.
  3. Riprendo da: Carmassi Patrizia, Libri liturgici e istituzioni ecclesiastiche a Milano in età medievale. Studio sulla formazione del Lezionario ambrosiano= Liturgiewissenschaftliche Quellen und Forschungen 85, Münster 2001, p. 36, nota 64.
  4. Versum de Mediolano civitate, strofa 15. Il testo è interamente tradotto in italiano da Navoni Marco,in Diocesi di Milano1., a cura di Caprioli Adriano-Rimoldi Antonio-Vaccaro Luciano = Storia Religiosa della Lombardia 9, Brescia 1990, pp. 117-118.
  5. In «La Scuola Cattolica» 123 (1995) p. 397.