At 6, 1-7; Sal 134 (135); Rm 10, 11-15; Gv 10, 11-18
Fratelli, dice la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato». Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!». (Rm 10, 11-15)
Ci si attenderebbe che l’elenco di domande retoriche poste da Paolo si concluda con una risposta definitiva, invece sembra spostare l’attenzione, citando il salmo, senza identificare nessuno in particolare. In realtà, definendo colui che annuncia il «lieto annuncio» – in fondo, il vangelo – come bello, rivolge un appello a ciascun lettore: è necessario – e insieme possibile – assumersi il compito di annunciare, perché nessuno può essere lasciato all’oscuro, della buona notizia di Gesù, nessuno deve patire le tenebre di una vita che non ha sperimentato il suo amore. Oggi è il giorno in cui ciascuno può considerare in quale modo la sua esistenza può dare forma all’annuncio della Risurrezione.
Preghiamo
Benedici il Signore, casa d’Israele;
benedici il Signore, casa di Aronne;
benedici il Signore, casa di Levi;
voi che temete il Signore, benedite il Signore.
Da Sion, benedetto il Signore,
che abita in Gerusalemme!
dal Salmo 134 (135)

