At 9, 31-43; Sal 21 (22); Gv 6, 44-51
La Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». (At 9, 31-34)
Pietro è molto chiaro, annunciando a Enea che la guarigione è opera di Gesù. Certo la sua mediazione è necessaria, ma ha cura di non mettersi al centro, perché sa che ciascuno può costruire un rapporto personale con il Signore e, in virtù di quello, avere vita piena. Allo stesso tempo, perché quel legame possa costruirsi, la cooperazione dei discepoli è decisiva.
Quello stile interroga ciascun cristiano, sia perché si è portati a verificare la disponibilità a farsi mediatori affinché i fratelli possano incontrare il Signore, sia perché è necessario eliminare tutte le situazioni in cui, fingendo di mettersi al suo servizio, in realtà non si fa altro che esaltare sé stessi.
Preghiamo
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!
dal Salmo 21 (22)

