At 8, 18-25; Sal 32 (33); Gv 6, 1-15
Simone, vedendo che lo Spirito veniva dato con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: «Date anche a me questo potere perché, a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo». Ma Pietro gli rispose: «Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio!» (At 8, 18-20)
La figura di Simone non porta a considerare solo il rapporto (impossibile) tra la fede e la magia, ma anche quello – di altrettanto radicale opposizione – tra la fede e il denaro, tra la fede e il potere personale che se ne vorrebbe far derivare.
La forza del vangelo si attua nella più radicale gratuità, per questo vorrebbe dire ridurlo intendere il legame con Gesù e l’appartenenza alla chiesa come fonte di un’affermazione personale: si tratterebbe di sminuire la sua forza, riducendo anche l’occasione di vita realmente nuova e compiuta di cui si può fare esperienza. Oggi è il giorno per considerare in quale modo, ancora, consideriamo l’esperienza di discepoli del Signore fonte di un qualche tornaconto, anche solo di rassicurazione personale, per procedere a purificare tale aspetto.
Preghiamo
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
dal Salmo 32 (33)

