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Il suo amore è per sempre

Martedì della II settimana di Pasqua

14 Aprile 2026

At 3, 1-8; Sal 102 (103); Gv 1, 43-51

Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. (At 3, 5-8)

Si può ridurre l’esperienza cristiana a qualcosa di vago e spiritualeggiante, lontano dalla concretezza della vita; in quel caso, le parole di Pietro si potrebbero interpretare come se la sua risposta al paralitico rivelasse che nel nome di Gesù si può rinunciare ad argento e oro e basarsi sul poco che si ha. Al contrario, nella sua risposta Pietro concentra tutto, tanto dal consentire a quell’uomo di camminare, ottenendo la piena salute e, di conseguenza, l’indipendenza di una vita autonoma.
Agire nel nome di Gesù non è quindi accontentarsi quando non si può incidere sulla situazione concreta, ma entrare al cuore di essa, svelandone un valore ancor più profondo di quello che potrebbe apparire. Di lì, tutta l’esperienza cristiana chiede di essere verificata a partire da questa misura: quante volte il ricorso a Gesù diventa un rifugio, che mette tra parentesi la vita reale, anziché essere il criterio che fa immergere radicalmente nella propria storia fino a condividere quella degli altri?

Preghiamo

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

dal Salmo 102 (103)