At 2, 41-47; Sal 26 (27); Gv 1, 35-42
Coloro che accolsero la parola di Pietro furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. (At 2, 41-42)
L’esperienza della chiesa delle origini può apparire molto diversa da quella odierna: la freschezza dell’annuncio degli apostoli suscitava entusiasmo, dava la possibilità di conversioni radicali. Quei successi possono apparire lontani dalla stanchezza che talvolta caratterizza le comunità odierne, spesso segnate dall’abitudine e da diminuzione numerica. Eppure, quell’entusiasmo non corrisponde all’impeto momentaneo, ma si trasforma in perseveranze e la perseveranza si concretizza nella fedeltà all’insegnamento degli apostoli, al costruire la comunione, vivere l’eucaristia e tessere un rapporto saldo con il Signore nella preghiera.
Quale che sia la situazione iniziale, la chiesa è quindi caratterizzata dalla perseveranza in ciò che è essenziale: relazione con il Signore e con i fratelli; aspetti che realmente mettono in gioco anche i cristiani odierni, per verificare se sono questi gli aspetti centrali della loro esistenza, che li rendano somiglianti alla chiesa piena di entusiasmo delle origini.
Preghiamo
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
dal Salmo 26 (27)

