Mercoledì della III settimana di Avvento

Ger 3,6a; 6,8-12; Sal 105 (106); Zc 8,1-9; Mt 15,10-20

Poi, riunita la folla, disse loro: “Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!”. Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: “Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?”. (Mt 15,10-12)

Il punto focale di tutto il brano di oggi si trova nell’opposizione interno-esterno: è ciò che esce dalla bocca a compromettere l’uomo. È il parlare che viene dal cuore, centro della purezza e dell’impurità. Dalla nostra bocca escono cose contaminate. Non è pericoloso ciò che mangiamo: siamo noi che possiamo diventare pericolo per gli altri con le espressioni che escono da noi. Con le nostre parole si arriva a uccidere l’altro! La purità non si ottiene con pratiche rituali, lavaggi o abluzioni! Questa parola scandalizza i farisei che da Gesù vengono indicati, senza mezzi termini, come guide di ciechi. Riflettiamo allora sulle “cose non buone” che spesso escono dalla nostra bocca, sulle parole e sulle opere disoneste che compiamo, convinti di non essere visti da nessuno… Pensiamo a ciò che «ci fa del male, ci rovina, ci insozza, ci sporca, ci rende peccaminosi» (C. M. Martini). Cosa abita ora il nostro cuore? Cosa ci rende guide cieche e ostinate? Dove sono le nostre colpe?

Preghiamo

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe;
ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido.
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.

Dal Salmo 105 (106)

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