Mercoledì della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

2Re 19, 9-22. 32-37; Sal 47 (48); Lc 12, 8b-12

Ezechia prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l’aprì davanti al Signore e pregò davanti al Signore: «Signore, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d’uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio».  (2Re 19,14-19)

Il re Ezechia è capace di confidare nel Signore contro ogni evidenza: ha appena ricevuto una lettera minacciosa, nella quale viene ricordata la potenza dell’Assiria, questa nazione ha la meglio su ogni altro popolo, quindi chiede anche a Israele di arrendersi, non c’è alcun potere che potrebbe fargli sperare di poter resistere.
Eppure, Ezechia resiste, non perché confida sulle forze del suo regno, ma perché sa che esso esiste per volere del Signore.
Non è semplice avere quella fede, spesso è più facile arrendersi alle evidenze che annunciano un fallimento, altre volte ci si inganna, pensando che il Signore debba aiutare, ma solo perché si cerca di riportarlo ai propri piani. Ezechia mostra che è possibile un atteggiamento differente, quello di chi è tanto libero da poter confidare nel Signore perché è disposto a essere suo alleato rinunciando a ogni logica di potere e supremazia.
Un invito alla purificazione per ciascuno, perché l’accadere del Signore nella vita di tutti sia occasione per analizzare il mondo a partire dal suo punto di vista.

Preghiamo

O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra.

dal Salmo 47 (48)

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