Giovedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

1Re 11, 41 – 12, 1-2. 20-25a; Sal 47 (48); Lc 11, 37-44

Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all’assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda. Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. (1Re 12,20-21)

Dopo la morte di Salomone il regno è ormai diviso in due parti, guidate da Roboamo e Geroboamo. Il Signore vuole ancora essere in alleanza con il popolo di Israele, tuttavia questo non è in grado di rispondere con uguale determinazione, è segnato dalla ferita della divisione.
A questo punto, si tratta di capire come vivere nella nuova situazione, come continuare a rispondere al Signore nonostante la situazione politica non sia più quella gloriosa e benevola degli inizi.
Così avviene per ogni persona e per ogni comunità: ci sono momenti nei quali per essere fedeli al Signore non si può fare altro che considerare la propria misera situazione, costruendo il futuro nella consapevolezza del proprio limite, cercando di operare perché questo non sia semplicemente un ostacolo.

Preghiamo

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre.

dal Salmo 47 (48)

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