IV Domenica di Avvento

Is 16,1-5; Sal 149; 1Ts 3,11 – 4,2; Mc 11,1-11

Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!”. Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio.
(Mc 11, 9-11)

L’Avvento di Gesù sorprende e stupisce, sia chi viene prima, sia chi viene dopo. Con coraggio entra nella Città santa, pur sapendo che lì avrebbe dovuto soffrire, come già aveva dichiarato (8,31; 9,12): sa bene che scribi e farisei, custodi della legge, lo vogliono arrestare e condannare a morte. Da lui erano stati definiti «ipocriti» perché esigenti nel pretendere l’osservanza della legge, ma capaci di trasgredire con facilità, dietro l’immagine di un Dio padrone. Qui Gesù entra come Messia, figlio di Davide tanto atteso, anche se il seguito del racconto lo indicherà come sofferente. L’acclamazione della folla nasce da un equivoco sulla persona di Gesù: tutti si aspettano il salvatore politico capace di liberare dall’occupante romano. Colui che è acclamato è, invece, in cammino verso la croce. Chiediamoci, oggi, chi è per noi il salvatore che, umile, sale sul puledro: chi stiamo attendendo? Come gli facciamo festa?

Preghiamo

Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo, incorona i poveri di vittoria.
Esultino i fedeli nella gloria, facciano festa sui loro giacigli.

Dal Salmo 149

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