Sabato della II settimana di Avvento

Ger 3,6a; 5,1-9b; Sal 105 (106); Eb 2,8b-17; Mt 12,43-50

Gesù disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”. (Mt 12,49b-50)

Essere consanguinei del Signore! Finalmente parole positive e incoraggianti, dopo i numerosi scontri coi farisei. Gesù si rivolge prima alla folla e poi ai discepoli, ma anche noi apparteniamo ora ai suoi interlocutori. «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti!» (v. 46) gli viene detto. La sua risposta («Chi è mia madre?») non è certo un rifiuto del legame di sangue. Gesù intende svelare come è possibile fare parte dei suoi discepoli, essere della sua famiglia! La parentela dello Spirito – composta da madre, fratello e sorella – nasce dal desiderio di fare la volontà del Padre che permette di stringere un legame forte con Dio, rivolto agli uomini vicini e lontani. Siamo consapevoli di appartenere a questa nuova discendenza, ricevuta col dono dell’incarnazione? La divina maternità, che in Maria si realizza per la prima volta, diventa grazia per chi oggi accoglie la volontà del Padre ed entra nella nuova famiglia. Occasione di benedizione e ringraziamento.

Preghiamo

Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre.

Dal Salmo 105 (106)

 

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