Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

Gs 4, 11-18; Sal 65 (66); Lc 9, 10-17

Giosuè comandò ai sacerdoti: «Risalite dal Giordano». Quando i sacerdoti, che portavano l’arca dell’alleanza del Signore, risalirono dal Giordano, nello stesso momento in cui la pianta dei loro piedi toccò l’asciutto, le acque del Giordano tornarono al loro posto e rifluirono come nei giorni precedenti su tutta l’ampiezza delle loro sponde. (Gs 4,17-18)

Il passaggio del Giordano è concluso, il possesso della terra promessa sempre più vicino. Le acque del fiume, che si sono aperte per lasciare che tutti potessero camminare all’asciutto, ora tornano a scorrere. Quel fatto indica che il passaggio è stato decisivo, segna con evidenza un prima e un dopo. Quello è un momento decisivo per la storia di Israele, avvenuto tramite l’intervento diretto del Signore.
Nella memoria di ciascuno ci sono eventi analoghi: momenti che chiaramente mettono in evidenza l’intervento del Signore nella propria vita, così da poter definire come uno «spartiacque» nella propria esistenza. Farne memoria è motivo per ringraziare e anche per verificare in quale modo ancora oggi si è fedeli a quei momenti decisivi.

Preghiamo

Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.

dal Salmo 65 (66)

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