III Domenica di Avvento

Is 51,1-6; Sal 45 (46); 2Cor 2,14-16a; Gv 5,33-39

«Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna». (Gv 5, 37-39)

Gesù passa improvvisamente al «voi». I suoi interlocutori ora vengono coinvolti direttamente nella discussione: il “successo” di Giovanni è stato relativo. La sua predicazione e morte costituiscono un forte riferimento per gli ascoltatori, ma le opere compiute da Gesù sono una testimonianza superiore che non viene accolta. Ciò indica distintamente che la Parola non dimora in coloro che inizialmente avevano ascoltato il Precursore. Gesù è chiaro: il rifiuto a credere dice che la rivelazione precedente del Battista non era stata del tutto accolta. Anche lo zelo per l’ascolto della Parola che gli ascoltatori esibiscono diventa solo illusione di avere trovato la vita eterna. A chi non crede in Gesù è preclusa pure la possibilità di scrutare le Scritture. Interroghiamoci anche noi su come mettiamo in pratica la Parola che ascoltiamo.

Preghiamo

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
Fremettero le genti, vacillarono i regni;
egli tuonò: si sgretolò la terra.

Dal Salmo 45 (46)

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