V Domenica di Avvento

Is 11,1-10; Sal 97 (98); Eb 7,14-17.22.25; Gv 1,19-27a.15c.27b-28

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Tu, chi sei? (…) Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore”. (Gv 1,19.23)

È bello introdursi in questa settimana facendosi aiutare da chi ci sa dire la parola giusta su di sé e su Gesù: Giovanni Battista. Interrogato da chi presume di sapere già la risposta, da chi vuole conformarlo in uno schema, attraverso la risposta orienta al suo cammino di abbassamento e di umiltà. Egli non ha aspirazioni di potere, di fama, ma lascia il passo a chi è il vero atteso: «Io sono voce che grida». Come ci ricorda papa Francesco, egli è «la voce, una voce senza parola, perché la Parola non è lui, è un Altro. Lui è quello che parla, ma non dice; quello che predica su un altro che verrà dopo. La parola non c’è, c’è invece una voce che indica». Tutto il senso della vita di Giovanni «è indicare un altro». Se venisse rivolta anche a noi questa domanda: «Tu, chi sei?» Quale sarebbe la sorgente della nostra risposta? Quali passi indietro, quali gesti di attenzione sapremmo fare per accogliere l’Altro e gli altri?

Preghiamo

Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.
Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà
alla casa d’Israele… Gridate, esultate, cantate inni!

Dal Salmo 97 (98)

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