Giovedì della settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

Esd 6, 1-18; Sal 67 (68); Lc 12, 54a. 57 – 13, 5

Il re Dario ordinò che si facessero ricerche nell’archivio, là dove si depongono i tesori a Babilonia, e a Ecbàtana, la fortezza che è nella provincia di Media, si trovò un rotolo in cui era scritta la seguente annotazione: «Nell’anno primo del suo regno, il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio di Dio a Gerusalemme: il tempio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti». (Esd 6,1-3)

Dario trova la conferma che la ricostruzione del tempio era stata autorizzata da Ciro. Si tratta di re di potenze straniere, che però non sono avverse a Israele, anzi sono lo strumento di cui il Signore si serve perché il suo popolo possa vivere secondo l’alleanza. In particolare, il tempio assume tutta la sua centralità, la ricostruzione del tempio è il segno che il Signore è realmente in mezzo al suo popolo.
Come furono favorevoli Dario e Ciro nei confronti di Israele, così anche oggi ci sono tante persone che facilitano l’incontro con il Signore, magari senza neppure professare esplicitamente la fede in lui.
Ogni cristiano ha la responsabilità di valorizzare le situazioni, le istituzioni e le persone che cooperano alla realizzazione di legami fraterni e giusti per l’umanità.

Preghiamo

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio.

Dal Salmo 67 (68)

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