Giovedì della settimana della VI Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

1Tm 3, 1-13; Sal 65 (66); Lc 21, 25-33

Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati nell’uso del vino e non avidi di guadagni disonesti, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie, fedeli in tutto. (1Tm 3,8-11)

Nei versetti precedenti Paolo ha prescritto per le donne una sottomissione che, lungo tutta la storia della chiesa, ha avuto conseguenze assai limitanti per le donne. Ora, descrivendo il ruolo dei diaconi – coloro che nella comunità sono dediti al servizio di tutti – inserisce un’indicazione determinante anche per le donne. In questo modo, in poche righe, ecco che la Parola restituisce la piena dignità degli esseri umani, donne e uomini: la possibilità di essere al servizio, trovando in quel compito la sorgente della propria dignità e della propria libertà, è occasione aperta a tutti, in ogni momento. Per i cristiani e le cristiane uno stile di vita basato sul servizio di tutti non è motivo di umiliazione, piuttosto l’occasione per assomigliare al Signore vivendo il suo stesso stile.

Preghiamo

O Dio, tu ci hai messi alla prova;
ci hai purificati come si purifica l’argento.
Entrerò nella tua casa con olocausti,
a te scioglierò i miei voti,
pronunciati dalle mie labbra.

Dal Salmo 65 (66)

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