Giovedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

Gdc 6, 1-16; Sal 105 (106); Lc 9, 57-62

Ora l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!». Gedeone gli rispose: «Perdona, mio signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall’Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian». Allora il Signore si volse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?».  (Gdc 6,11-14)

Gedeone ha il coraggio di porre davanti al Signore il dramma del presente: avere fede non significa risolvere con facilità il dolore che si vive, non può neppure essere sufficiente ricordare che il passato fu migliore, alimentando una vaga speranza che anche il futuro possa riproporre quella positività.
Gedeone compie una diagnosi precisa e drammatica, confrontandosi con il Signore, tuttavia manca ancora un elemento: non ha considerato quale può essere il suo ruolo in quella storia. Si tratta di un elemento decisivo, il momento di assumere la propria responsabilità perché si riconosce che il Signore chiama a intervenire nella storia per contribuire a realizzare quanto da lui voluto.

Preghiamo

Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria.

dal Salmo 105 (106)

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