Martedì della settimana della VII Domenica dopo Pentecoste

Gs 24, 29-32; Sal 33 (34); Lc 9, 46-50

Giosuè figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni e lo seppellirono nel territorio della sua eredità, a Timnat-Serach, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. Israele servì il Signore in tutti i giorni di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che conoscevano tutte le opere che il Signore aveva compiuto per Israele. (Gs 24,29-31)

L’epoca di Giosuè è terminata, il bilancio di quel periodo, chiuso con la sua morte, è assai positivo, perché caratterizzato dal fatto che Israele fu fedele al Signore. Servire il Signore si lega al fatto di aver conosciuto le sue opere: l’incontro con il Signore non avviene in forma astratta e teorica, ma tramite un incontro costruito nella storia, la possibilità di conoscere i prodigi da lui compiuti suscita una risposta libera, quella di chi vuole restare legato a quella storia.
Ciò che è avvenuto durante la conquista della terra promessa, tappa fondamentale per Israele, può accadere ogni giorno, è possibile riconoscere ciò che il Signore dona all’umanità e mantenerne viva la memoria, per tutti, mettendosi al suo servizio, cioè contribuendo con azioni concrete a realizzare un mondo che segue la logica del suo amore.

Preghiamo

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

dal Salmo 33 (34)

 

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