Giovedì della settimana della II Domenica dopo la Dedicazione

Ap 15, 1-7; Sal 88 (89); Gv 8, 28-30

Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco; coloro che avevano vinto la bestia, la sua immagine e il numero del suo nome, stavano in piedi sul mare di cristallo. Hanno cetre divine e cantano il canto di Mosè, il servo di Dio, e il canto dell’Agnello: «Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente; giuste e vere le tue vie, Re delle genti! O Signore, chi non temerà e non darà gloria al tuo nome? Poiché tu solo sei santo, e tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi furono manifestati». (Ap 15,2-4)

Coloro che stanno proclamando il cantico di Mosè corrispondono alle persone che «hanno vinto la bestia», quindi chi è stato capace di resistere e di opporsi al male. Ora il canto da loro pronunciato ha un solo protagonista: Gesù, grazie a lui la salvezza è allargata a tutti.
Ciò sta a indicare che la vittoria sul male è possibile non per un semplice merito, non per un impegno autonomo, ma è realizzata da chi è capace di riconoscere la propria vita salvata da Gesù. L’apocalisse corrisponde a un messaggio di speranza, indicando a ciascuno la possibilità di non lasciare al male l’ultima parola; allo stesso tempo implica una conversione netta, perché fa scoprire che quella vittoria è donata a chi si rende capace di unire la propria vita a quella di Gesù, dunque si lascia cambiare da lui.

Preghiamo con il Salmo

Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti?
Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda.
Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi le sue onde tempestose.

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