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Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo

2 Agosto 2013

1Re 12,26-32; Sal 105; Lc 11,46-54

 

«“Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!… Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare, voi l’avete impedito”. Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca». (Lc 11,46.52-54)

 

Non siamo “dottori della Legge”, ma questo monito di Gesù ci tocca ugualmente. Siamo chiamati a crescere nella fede, ad approfondirne i contenuti. La conoscenza di Dio è un processo interiore che implica un rapporto del tutto personale con Lui, ma non può prescindere dal confronto costante con quanto la Chiesa insegna, celebra e vive.

Il rischio altrimenti è di rimanere eternamente bambini – e non nel senso evangelico – nella fede, oppure di professare una fede “fai-da-te” basata unicamente sul proprio sentire e pensare. Rischio grave che comporta una responsabilità anche di fronte agli altri: testimoniare una fede infantile o distorta può indurre a sviare, se non addirittura allontanare o peggio scandalizzare i piccoli, i vacillanti e i non credenti.

 

Preghiamo col Salmo

 

Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.

Abbiamo peccato con i nostri padri,

delitti e malvagità abbiamo commesso.

I nostri padri in Egitto, non compresero le tue meraviglie.