Sabato, Settimana della VI Domenica dopo Pentecoste

Nm 3,5-13; Sal 94; Eb 7,23-28; Lc 22,24-30a

Nacque tra gli apostoli una discussione: chi di loro fosse da considerare il più grande. E Gesù disse: “Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve”. (Lc 22,24.27)

Abbiamo ancora nell’orecchio la voce di Gesù che ieri invitava tutti i discepoli, di ieri e di oggi a mettersi dietro di lui rinunciando alla propria autoaffermazione e già vediamo come questa parola fatichi ad essere accolta propio nella cerchia più ristretta dei Dodici (e non solo…). Non basta la solennità del contesto dell’ultima cena, nè delle nostre celebrazioni eucaristiche, ad allontanare lo spirito di contesa, la brama di essere considerato “il più grande, la tentazione di cercare in un ruolo prestigioso agli occhi del mondo la propria identità.
Gesù non si scandalizza; semplicemente ripete con altre parole, ora come allora: “Vai dietro a me, guarda bene come faccio io e poi fa’ lo stesso”. Anche quando sta a tavola Gesù ci sta come colui che serve: libero dalla preoccupazione di salvare la propria vita, sa occuparsi della vita degli altri e alla loro fame offre parola, perdono guarigione, pane. E il discepolo che si lascia assimilare a Gesù, Signore-Servo, sperimenta fin d’ora la grazia della signoria di Dio nella propria vita.

 

Preghiamo col Salmo

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

 

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