Venerdì della settimana della IX domenica dopo Pentecoste

1Cr 29, 20-28; Sal 131 (132); Lc 11, 21-26

Davide, figlio di Iesse, regnò su tutto Israele. La durata del suo regno su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni. Morì in vecchiaia, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re suo figlio Salomone. (1Cr 29,26-28)

Il bilancio del regno di Davide è pienamente positivo, tanto che anche la sua morte non è interpretata come un’interruzione, ma come il compimento di una vita riuscita, che anzi non termina in quanto continua grazie alla successione del figlio Salomone.
La storia della salvezza può continuare, perché il Signore assicura al suo popolo un regnante che garantisce la continuità dell’alleanza con lui, resa evidente dalla prosperità della quale gode il regno.
La possibilità di interpretare la storia come la dimensione nella quale il Signore opera non è però immediatamente evidente, si tratta di avere uno sguardo spirituale attento a riconoscere i suoi segni, uno sguardo che oggi ogni cristiano ha il dovere di allenare.

Preghiamo

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

Dal Salmo 131 (132)

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