Sabato dell'ultima settimana dell'anno liturgico

Dt 31, 9-18; Sal 28 (29); Rm 3, 19-26; Mc 13, 5a. 33-37

Il Signore disse a Mosè: «Ecco, tu stai per addormentarti con i tuoi padri. Questo popolo si alzerà e si leverà per prostituirsi con dèi stranieri nella terra dove sta per entrare. Mi abbandonerà e infrangerà l’alleanza che io ho stabilito con lui». (Dt 31,16)

La conclusione della vita di Mosè non coincide con la missione che ha caratterizzato tutta la sua esistenza, quella di condurre il popolo nella terra promessa: il popolo ci arriverà, ma senza di lui. Inoltre, il signore non gli comunica solo un messaggio di speranza, ma descrive quella che sarà la realtà, ovvero che il popolo non sarà in grado di custodire la legge, neppure nella terra che gli è donata. Così la storia di Mosè pare incompiuta, si conclude senza aver dato un frutto duraturo.
Quella narrazione è di monito per tutti, proprio nel momento in cui si conclude un anno liturgico: non si può essere mai certi della stabilità dei propri proponimenti, né si può dare per scontato il dono ricevuto se non lo si alimenta quotidianamente.
Un ciclo liturgico che si conclude porta a fare bilanci e a riconoscere che essi non sono conclusivi, ma spingono a rinnovare l’alleanza con il Signore e a cercare nuova vita nell’anno che sta per aprirsi.

Preghiamo

Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore siede re per sempre.
Il Signore darà potenza al suo popolo,
il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

Dal Salmo 28 (29)

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