Venerdì della settimana della VIII domenica dopo Pentecoste

1Sam 28, 3-19; Sal 49 (50); Lc 10, 38-42

Samuele rispose: «Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l’ha dato a un altro, a Davide. Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all’ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d’Israele in mano ai Filistei». (1Sam 28,16-19a)

Saul interroga Samuele, ormai morto, per scoprire quale sia la decisione del Signore nei suoi confronti, scopre così il motivo del suo abbandono: Saul non si è dimostrato fedele, quindi ora non ha più l’appoggio del Signore. Quella che appare come una condanna brutale, in realtà nasconde il segno di un amore più grande: il Signore non abbandona il suo popolo, ma si prodiga per assicurargli una guida adeguata. Poter governare il suo regno non è il frutto di una ricompensa, ma un servizio che deve essere reso in favore di tutti.
È lo stesso significato che ciascuno può dare alle proprie mansioni, riconosciute non motivo di forza personale, ma la possibilità di collaborare, in favore di tutti, all’opera del Signore.

Preghiamo

Capite questo, voi che dimenticate Dio,
perché non vi afferri per sbranarvi
e nessuno vi salvi.
A chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio».

Dal Salmo 49 (50)

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