Is 63,19b-64,10; Sal 76; Eb 9,1-12; Gv 6,24-35

Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera dellla tue mani. Signore, non adirarti fino all’estremo, non ricordarti per sempre dell’iniquità. (Is 64)

 

Nel tempo antico, tutte le cose preziose sono state distrutte, anche il tempio di Gerusalemme, il profeta Isaia confida però nell’amore di Dio che è padre dell’umanità che ne conosce le debolezze e le miserie e incoraggia a confidare solo in Dio e non deludersi per la pperdita delle cose che riempivano il tempio. Ora noi abbiamo un altro tempio, indistruttibile, che è Cristo Signore, ‘sacerdote dei beni futuri’, che con il suo sangue ha ottenuto la redenzione eterna per tutta l’umanità e continua a condividere la nostra vicenda storica, tanto da farsi pane per la salvezza del mondo. A chi, oggi come ieri, chiede un segno per poter vedere e credere, Gesù continua a proporsi come pane di salvezza, pane di vita per quanti vorranno credere in lui.

 

Preghiamo col Salmo

O Dio, santa è la tua via;

quale dio è grande come il nostro Dio?

Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,

i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

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