Martedì della I settimana di Avvento

Ez 1,13-28b; Sal 97 (98); Gl 2,1-2; Mt 7,21-29

«Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore. Come l’aurora, un popolo grande e forte si spande sui monti: come questo non ce n’è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri, di età in età.» (Gl 2,1b.2)

Gioele vive a Gerusalemme nell’VIII secolo a.C. ed è uno dei più antichi profeti. Il suo messaggio si concentra in questa espressione: il Signore verrà. Il suo giorno verrà e cosa troverà? Quando un profeta parla di un giorno del Signore si riferisce a un particolare momento nel quale Dio manifesterà il suo giudizio. La sua parola è un invito alla conversione e al ritorno a Dio espresso con un linguaggio apocalittico. Accanto ai giorni di tenebra e di caligine, di nube e di oscurità troviamo però anche parole di benedizione. Il passaggio del Signore purifica e rende il popolo grande e forte e allora sì che i figli di Sion potranno gioire e rallegrarsi perché il Signore è con loro. Così è la nostra esperienza: di fronte ai giorni faticosi e bui possiamo contare e gioire sulla presenza del Signore, una presenza amorevole e tenera, ma anche forte e sferzante che ci invita e ci richiama alla comunione con lui, comunione vissuta nell’ascolto della Parola e nel servizio ai fratelli.

Preghiamo

Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te,
tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente».
(Sof 3,14-17a)

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