Giovedì dopo la Dedicazione

Ap 1,10; 3,1-6; Sal 16 (17); Lc 10,1b-12

Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada». (Lc 10,1b-4)

Gesù indica ai discepoli missionari uno stile preciso: non pensate di fare e disfare da soli, bensì testimoniate la vostra amicizia, la vostra intesa, la vostra fratellanza. Da questo vedranno che siete miei discepoli.
Poi pone in evidenza la “sproporzione” che saranno chiamati ad abitare. Come se dicesse: da qualunque parte vi giriate, c’è un sacco da fare. Con chiunque parliate, troverete critiche e lamentele o riceverete richieste di ascolto e di comprensione. E pochi sono quelli disposti a raccogliere questo compito. Una sproporzione talmente grande tra i bisogni della gente e l’aiuto che possiamo offrire, che ci costringe a uscire dalla logica del dover, a tutti i costi, dispensare aiuti, che ci spinge a passare dalla logica del fare a quella dello stare!

Preghiamo

Padre Santo, come evangelizzatori
aiutaci a rimanere vicini alla vita della gente
perché la missione «è una passione per Gesù
ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo» (EG 268).

 

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