Sabato della settimana della VII Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Es 40,1-16; Sal 95 (96); Eb 8,1-2; Gv 2,13-22

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. (Gv 2,18-22)

Costantemente Gesù ci invita ad “andare oltre”. La nostra vita, le nostre attività, i nostri corpi, le nostre emozioni… anche i nostri progetti missionari hanno la possibilità di andare oltre o di bloccarsi, irrigidirsi, perdere ogni respiro. Quando incontriamo l’alterità (di una persona, di una cultura, di un imprevisto, di una difficoltà…) abbiamo sempre due possibilità: distruggere, eliminare l’alterità, oppure accoglierla, facendo spazio a un “oltre”. La risurrezione del Maestro è un costante, chiaro richiamo a vivere da risorti. Ora e adesso. Vivere non fermandoci a noi, perché c’è un “oltre” che sempre pulsa, sollecita, spinge e genera. Aprirci a quell’oltre è la spiritualità concessa a ciascuno di noi.

Preghiamo

O Divino Spirito,
donaci di riconoscere
che l’azione missionaria
«è il paradigma di ogni opera
della Chiesa» (EG 15).

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