Giovedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

1Tm 6,1-10; Sal 132 (133); Lc 24,44-48

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
(Lc 24,45-48)

Spesso la Scrittura offre richiami e invita tutti i popoli alla conversione. Si tratta di un cambiamento profondo, di una trasformazione intima. È cambiamento della nostra idea di Dio. Lontano dagli idoli che quotidianamente creiamo, vicini al volto donato dalla Parola: Dio della misericordia, che ci ama gratuitamente.
È idea della missione che inevitabilmente si trasforma: missionari e missionarie non per merito, ma per gratitudine e stupore. La nostra vita viene così abbracciata da amore incondizionato che diventa irrompente e cambia gli orizzonti. Liberi così da risentimenti, da rigidità, da intransigenze perché siamo tutti salvati… gratuitamente. Così si vive e si vive da risorti, perché così l’esistenza scorre, genera, fruttifica e risana chi incontra. Nessuna conversione nasce da sforzo e da ascesi volontaria. Si rivolge invece a un dono ricevuto: il dono dell’essere riconosciuti sempre come figli e figlie amati.

Preghiamo

O Divino Spirito,
fa’ che la Chiesa in tutta la terra
promuova e alimenti in sé
uno «stato permanente di missione» (DAp 551).

 

 

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