Martedì della settimana della VII Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

1Tm 4,16-5,14; Sal 62 (63); Lc 22,67-70

Gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo , non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». (Lc 22,67-70)

Ancora una volta veniamo invitati a rispondere personalmente alla domanda “chi è Gesù per me?”. «La gioia del Vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (dalla Evangelii Gaudium di papa Francesco) non può non fare i conti con la domanda sulla nostra relazione personale con il Signore. Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe ci ricorda che l’alleanza è voluta e desiderata con ciascuno e ciascuna. La nostra vita, la nostra storia, le nostre gioie e preoccupazioni interessano a Dio e con il mistero dell’Incarnazione l’ha comunicato in maniera inequivocabile. “Figlio” è il termine scelto da Gesù per essere fratello nostro e per camminare con noi. L’annuncio ha allora una forza incredibile: ogni uomo e ogni donna hanno diritto di sapere che agli occhi di Dio la loro vita è importante e preziosa. Tutti abbiamo il diritto di vivere la consapevolezza di essere parte di una fraternità.

Preghiamo

O Divino Spirito,
aiutaci a trasformare gli stili
e ogni struttura ecclesiale affinché
«diventino un canale adeguato
per l’evangelizzazione del mondo attuale,
più che per l’autopreservazione» (EG 27).

 

 

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