Sabato della settimana della VI Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

 Dt 18,1-8; Sal 94 (95); Eb 10,11-14; Lc 22,24-30a

E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande.
(Lc 22,24)

Il mondo è grande, ma perché il Vangelo arrivi a tutti e ovunque il Signore non sceglie come suoi testimoni i grandi, i potenti, chi sopravanza in conoscenza, ricchezza, mezzi, numero e capacità. No. Sempre Gesù, quando parla del regno di Dio e del suo annuncio al mondo, fa l’elogio della piccolezza. Piccolo, o bambino, è chi si affida e si lascia guidare dal suo Signore. Piccolo è chi si abbassa e si fa servitore, umile e silenzioso, con gratuità e generosità. Le discussioni ci sono, anche nella Chiesa, ed è un bene perché rivelano le cose che ci stanno a cuore. Di cosa discutevano i discepoli? Cosa sta a cuore a Gesù? Cosa vedono e capiscono “quelli di fuori” quando ascoltano e vedono le nostre “discussioni”? Gesù ci vuole suoi discepoli liberi da grandezze, non preoccupati di avere un successo che mette più in luce noi che il Vangelo, senza ricercare realizzazioni personali che ci mettono sul piedistallo. Ci chiede di credere nella piccolezza del seme e di rischiare sulla piccolezza di chi va senza bisaccia e tunica di riserva. Ci chiede di testimoniare la fraternità, la condivisione, l’accoglienza, la solidarietà, nei piccoli gesti di ogni giorno, vera grandezza per il Regno di Dio.

Preghiamo

Dio nostro Padre,
Gesù tuo Figlio,
l’evangelizzatore per eccellenza,
si identifica specialmente con i più piccoli
e ci ricorda che siamo chiamati
alla cura dei più fragili della terra (cfr. EG 209).

 

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