Giovedì della II settimana di Pasqua

At 4,32-37; Sal 92 (93); Gv 3,7b-15

Così Giuseppe, soprannominato Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli. (At 4,36-37)

La comunione dei beni nella comunità primitiva è il terzo elemento che caratterizza la vita fraterna. Barnaba offre i suoi beni alla Chiesa, e dedica la sua vita all’annuncio evangelico con una testimonianza personale che lo fa brillare come esempio per noi: in ogni circostanza cerca il positivo, non si ferma ad errori o ostacoli. Luca descrive Barnaba «pieno di Spirito Santo e fede» (At 11,24) esattamente come il diacono Stefano, primo martire (At 6,3.5;7,55). Viene mandato ad Antiochia di Siria, constata che in tanti credevano, se ne rallegra, esorta e allaccia la nuova comunità a quella fondativa di Gerusalemme. È il primo ad accogliere Paolo appena convertitosi, lo fa conoscere agli apostoli, lo introduce nella comunità pur nella diffidenza di molti, lo spinge verso la sua missione di apostolo delle genti. Continua a fidarsi di Giovanni, nonostante lo avesse abbandonato con Paolo nell’evangelizzazione precedente. Nei suoi viaggi raggiunge Milano, la sua predicazione dà vita alla prima comunità cristiana in città, per questo lo consideriamo il nostro primo vescovo.

Preghiamo

Degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

(Sal 92)

 

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