Sabato della II settimana di Pasqua

At 5,17-26; Sal 33 (34); 1Cor 15,12-20; Gv 3,31-36

Allora il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza, per timore di essere lapidati dal popolo. (At 5,26)

Il racconto ruota attorno almeno a tre personaggi: gli apostoli, i capi giudei e il popolo. Gli apostoli insegnano al popolo e sono nel tempio, i capi giudei ostacolano gli apostoli e li vogliono zittire, il popolo ascolta volentieri la predicazione degli apostoli ed è in opposizione ai capi tant’è che comandante e inservienti temono una reazione violenta per l’ennesimo arresto. L’insegnamento è una delle forme di annuncio evangelico che la Chiesa usa per proclamare la buona notizia della risurrezione di Cristo. Gli apostoli lo fanno senza paura consapevoli del pericolo incombente della persecuzione per le loro persone. C’è una connessione tra annuncio, insegnamento ed evangelizzazione a conferma che la Parola annunciata e accolta diviene insegnamento da seguire (in-segno = indica un segnale) per quanti vogliono percorrere la via cristiana, cioè Gesù Cristo incarnato morto e risorto che ha dichiarato di sé: «Io sono la via, la verità e la vita». E il popolo riconosce che questo insegnamento è vero, viene da Dio, è il “sensus fidei” che fa discernere la verità fatta sì di parole ma anche di vita concreta e credibile che ne diviene segno vivente, testimonianza franca e gioiosa.

Preghiamo

Magnificate con me il Signore
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

(Sal 33)

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