Mercoledì della II settimana di Pasqua

At 2,29-41; Sal 117 (118); Gv 3,1-7

«Noi ne siamo testimoni … Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste parole si sentirono trafiggere il cuore. (At 2,32.36-37)

L’annuncio del kerygma pasquale da parte di Pietro trafigge il cuore dei suoi uditori. Essi si rendono conto che non hanno riconosciuto il messia e l’hanno ucciso come falso profeta. Ai due di Emmaus il cuore ardeva nell’ascolto della Parola di Dio fatta a loro dallo sconosciuto viandante. L’annuncio della Pasqua dovrebbe trafiggere e far ardere anche il nostro cuore, consapevoli che il male causato, la morte del figlio di Dio, ha avuto in cambio per grazia misericordiosa la salvezza eterna per quanti l’accolgono. Può farci del bene rifarci quelle domande essenziali: che cosa dobbiamo fare per essere cristiani, per essere discepoli di quel Cristo morto e risorto che la Chiesa proclama? Che cosa dobbiamo fare per vivere quello che ci viene annunciato? Come prendere la “forma” di Cristo? L’aspetto più pericoloso che potrebbe bloccare questa “presa di coscienza”, incamminandoci verso una conversione, è il dare per scontato il kerygma, perché già “saputo”, o peggio, inteso solo come “dottrina”, incapaci di tradurlo nella vita di ogni giorno.

Preghiamo

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore
una meraviglia ai nostri occhi.

(Sal 117)

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