Giovedì della IV settimana di Pasqua

1Gv 1,5 – 2,2; Sal 148; 1Cor 2,1-10a; Mt 25,1-13

Se camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il figlio suo, ci purifica da ogni peccato. (1Gv 1,7)

Giovanni insiste sul kerygma pasquale, afferma con chiarezza che solo chi accoglie nella propria vita la persona di Gesù è nella luce, “fa la verità” e non è menzognero. Qui sta la verifica di ogni autenticità di vita cristiana, qui sta la giustizia che fa riferimento alla persona del giusto sofferente (Is 52 e 53). C’è una chiara contrapposizione tra verità e menzogna, tra luce e tenebre: solo chi si lascia purificare dal sangue di Gesù può essere aiutato dalla grazia che viene dalla Pasqua a camminare nella luce. È indice di saggezza accusare se stessi, saper rileggere alla luce del Vangelo la nostra vita, confessare i peccati a Gesù Cristo nel sacramento, chiamare le “cose” della vita col proprio nome. Riconoscere al tempo stesso sia le tenebre che abbiamo, sia la luce che siamo, per essere aiutati da Cristo, lui che per noi è vittima e avvocato difensore, e camminare nella verità per essere liberi. Viceversa, faremmo di lui un bugiardo, e continueremmo a illuderci, nel nostro cieco orgoglio, ritenendo di essere giusti e impeccabili, condannandoci così, fin d’ora, a una vita senza gioia, pace e vita eterna.

Preghiamo

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

(Sal 31)

 

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