V Domenica di Quaresima

Dt 6,4a.20-25; Sal 104 (105); Ef 5,15-20; Gv 11,1-53

Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro vieni fuori!». (Gv 11,43)

È una cosa veramente sorprendente, in alcune regioni africane, il fiorire di alcune piante durante la stagione secca; e proprio al culmine della stagione secca, quando tutto il paesaggio è arido e niente sembra dire che la vita possa resistere. Eppure queste piante fioriscono come se sapessero, quasi in fiducia, che di lì a poco pioverà. Per vivere occorre fiducia, un sapere non intellettuale, un sapere della fede. So che la pioggia verrà, so che il Signore verrà, so che egli mi libererà. Una certezza che Marta esprime con forza: «Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto, ma anche ora so che egli risusciterà». La vita ha sempre in sé una forza dirompente, non si può non vivere, non si può non progettare, sognare, costruire. Quella di Lazzaro è una risurrezione che annuncia la vita in Gesù, per tutti coloro che lo seguono, che si fidano di lui, che lo amano. Lasciamoci invadere da questa fiducia e alziamo il capo per vivere.

Preghiamo

Fa’, o Signore, che ascoltiamo la tua voce,
il tuo grido che ci invita a uscire,
a togliere le catene, ad aprire le porte.
Tu sei la vita e vuoi che viviamo
senza tristezze e rassegnazione.
«Lazzaro vieni fuori!»
Il tuo grido ci dia la forza di camminare ancora.

 

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