Lunedì della V settimana di Pasqua

At 1,12-14 ; Sal 18 (19); 1 Cor 4,9-15; Gv 14,1-14

Gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte degli Ulivi. (At 1,12)

Gli apostoli ubbidiscono al Signore che poco prima di ascendere al cielo dice loro di non allontanarsi da Gerusalemme e di attendere lo Spirito Santo che sarebbe sceso su di loro. È il tempo della rilettura personale di tutto ciò che è avvenuto, il tempo di per prepararsi alla missione, e questa inizia dalla città della pace (Gerusalemme) per arrivare in tutto il mondo. Filippo andrà nell’attuale Turchia e là morirà martire. Giacomo sarà a capo della Chiesa di Gerusalemme e anche lui subirà il martirio. Giovanni nell’Apocalisse vede la Gerusalemme celeste, «dove non vi sarà più né pianto né lamento e l’Agnello starà sul trono», ma per arrivarvi occorre vivere la Gerusalemme terrestre. Di fatto c’è un’unica Gerusalemme che ha per vocazione la centralità della Pasqua, dell’alleanza nuova rinnovata nel sacrificio del figlio. La nostra salvezza si gioca quaggiù, nella nostra carne, nella storia che ci chiama a vivere lì dove saremo condotti. Illuminato dallo Spirito Santo il Vangelo continua a viaggiare nella geografia di questa terra e cammina con le gambe dei suoi apostoli, fino al giorno in cui saranno assunti nell’incontro finale con il Signore.

Preghiamo

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini
del mondo il loro messaggio.

(Salmo 18)

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