Giovedì della V settimana di Pasqua

At 17,1-15; Sal 113b (115); Gv 12,17-43

Accolsero la Parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così. (At 17,11)

Paolo Sila e Timoteo, come loro abitudine, iniziano la predicazione dalle sinagoghe, e quanto avviene in seguito accade in ogni luogo: accoglienza del kerygma pasquale come fondamento delle Scritture o rifiuto che sfocia nella persecuzione. Notiamo l’atteggiamento saggio degli abitanti di Berea che verificano con la Scrittura l’annuncio cristiano proposto. L’approfondimento personale, lo studio, la preghiera e la meditazione su quanto è annunciato sono fondamentali per personalizzare la fede, farla propria, perché divenga rapporto personale con Gesù. Quanti rifiutano l’annuncio, non si oppongono per motivazioni religiose, ma per invidia. Tale sentimento di gelosia è spesso causa di persecuzione ed è evidenziato in vari momenti: ciò avviene a Gerusalemme l’invidia del Sommo sacerdote e dei Giudei (5,17), i Giudei di Antiochia (13,45), i Giudei di Iconio (14,2) ma, come avviene in questo caso a Tessalonica, l’invidia viene nascosta dietro un’accusa con motivazione politica. Ci illumini lo Spirito Santo nel discernimento, per saper leggere il nostro cuore, i nostri sentimenti e intenzioni, se vogliamo far spazio a Dio o se preferiamo salvaguardare prestigio, sicurezze, arroccandoci dietro il nostro io che esclude sia il Signore sia i fratelli.

Preghiamo

Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo Nome dà gloria,
per il tuo amore, per la tua fedeltà.

(Salmo 113b)

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