Lunedì della III settimana di Pasqua

At 5,27-33; Sal 33 (34); Gv 5,19-30

Di questi fatti noi siamo testimoni. (At 5,32)

Non ci sono minacce o tribunali che riescono ad arrestare la “corsa” del Vangelo. Anzi, possiamo dire, che c’è uno stretto legame tra persecuzione e annuncio della Parola di Dio. Questo avviene perché gli apostoli ribadendo il kerygma pasquale davanti alle autorità non espongono una dottrina, ma annunciano una persona, Gesù di Nàzaret, il figlio di Dio messia, rifiutato fino all’uccisione ma risuscitato da Dio. Essi annunciano fatti di cui i presenti, per le varie responsabilità e circostanze, sono stati coinvolti. E questo con l’amore fatto persona, cioè lo Spirito Santo, che dà loro forza e coraggio per narrare la Verità, Gesù Cristo, in favore degli uomini, di ogni uomo, anche per loro persecutori. Trovandosi davanti a dei fatti, e non a una filosofia/ dottrina a cui ribattere, la reazione del Sinedrio diviene irragionevole e violenta. La violenza è la risposta dei deboli che non vogliono riconoscere verità, amore, misericordia di Dio manifestati in Gesù Cristo che si rende ora presente nelle umili vite degli apostoli, probabilmente quasi tutti analfabeti, con la loro coraggiosa testimonianza.

Preghiamo

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

(Sal 33)

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