II Feria dopo l'Epifania

Ct 4,7-15.16e-f; Sal 44 (45); Ef 5,21-27; Mt 5,31-32

«E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia nè ruga o alcunchè di simile, ma santa e immacolata». (Ef 5,25-27)

Questo brano molto famoso di Paolo usa alcune “espressioni” che potrebbero fare pensare ad una società che vede il maschio come unico capace di occuparsi delle questioni importanti della vita e la donna relegata a un ruolo marginale e “sottomessa” all’uomo. Per meglio comprenderlo, forse, andrebbe analizzato nel suo insieme, allora capiremmo che l’amore che il marito prova per la moglie deve essere davvero forte se è paragonato a quello che Cristo prova per la Chiesa, tanto che la desidera “gloriosa, senza macchia né ruga o alcunchè di simile, ma santa e immacolata” proprio come Cristo desidera la sua Chiesa. Probabilmente la “sottomissione” di cui scrive Paolo, è da intendere, ai nostri giorni, come uno “stare nei propri ruoli”, in maniera che nella famiglia sia garantito un giusto equilibrio tra la ben nota sensibilità femminile e la praticità maschile. Un po’ come avviene in una danza, nella quale l’armonia è garantita dal fatto che ogni esponente della coppia dei ballerini ha chiaro il suo ruolo e i passi che deve compiere. Quando uno cerca di prevaricare si perde l’armonia.

Preghiamo

Il tuo nome voglio far ricordare
per tutte le generazioni;
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.

Sal 44 (45),18

 

 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi