II Domenica dopo l'Epifania

Est 5, 1-1c. 2-5; Sal 44 (45); Ef 1, 3-14; Gv 2, 1-11

Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, Ester si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi. Fattasi splendida, invocò quel Dio che su tutti veglia e tutti salva, e prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l’altra la seguiva sollevando il manto di lei. Era rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura. (Est 5,1-1c)

La regina Ester agisce in favore del suo popolo; ella intercede presso il re affinché si possa ostacolare il piano del ministro Aman, che voleva sterminare gli ebrei. Ester opera come una donna pienamente consapevole di sé, a tal punto da non avere timore a collaborare con la storia della salvezza.
Così sarà anche di Maria, che con decisione e forza si rivolge a Gesù, in quanto ha già intuito che la missione di suo figlio è quella di rivelare la volontà del Signore perché tutti abbiano una vita piena.
Nella storia il Signore agisce tramite donne e uomini capaci di non nascondersi dietro false umiltà né di ridursi al silenzio per evitare di prendere posizione; onorarle e ringraziare il Signore per la loro presenza significa anche decidere di impostare la propria vita rispondendo alla realtà con la medesima forza, in favore di tutti.

Preghiamo

Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate.

dal Salmo 44 (45)

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