V Domenica di Avvento

Is 30,18-26b; Sal 145 (146); 2 Cor 4,1-6; Gv 3,23-32

«Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». (Gv 3,29-30)

Giovanni esulta di gioia alla voce di Gesù. Un cuore che sussulta, un cuore che si rinfranca, un cuore che esplode, non perché ha qualcosa per sé, ma perché vede venire il “suo amico”, lo sposo. E lo vede venire per stringere il matrimonio, cioè la sua unione, con la sua sposa, cioè con tutti noi. La gioia di Giovanni è la gioia di chi non ha perso la speranza e ha passato la sua vita nell’attesa dell’adempimento delle promesse di Dio. Ed ora gli basta vedere l’inizio di questo compimento, per esultare di gioia! Sa che Dio è fedele! Ed esulta di gioia anche perché intravede che la sposa ancora lo sta attendendo, che un resto santo ascolta il suo invito a rinnovare la propria vita e rivolgersi al Signore. Cosa fa esultare di gioia il mio cuore? Il contemplare la fede di chi mi sta accanto è, per me, motivo di gioia?

Preghiamo

Nessuno ti chiamerà più abbandonata,
né la tua terra sarà più detta devastata,
ma tu sarai chiamata mio compiacimento
e la tua terra, sposata,
perché il Signore si compiacerà di te
e la tua terra avrà uno sposo.

Is 62,4

 

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