Martedì della V settimana di Avvento

Ez 37,1-14; Sal 88 (89); Os 11,1-4; Mt 22,15-22

«Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”». (Mt 22, 21)

Ancora una volta Gesù viene messo alla prova dai farisei e dagli erodiani che sperano così di coglierlo in fallo per poterlo accusare. La domanda che gli pongono, «è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?», sembra non lasciargli alcuna via d’uscita: un sì scatenerebbe la condanna dei farisei, un no quella degli erodiani. Ma di fronte a questa domanda Gesù rende come sempre una risposta che ribalta completamente la prospettiva e, dal terreno dell’inganno, riporta la questione su quello della verità: l’uomo, creato a immagine di Dio per atto d’amore, dovrebbe sempre rendere a Dio ciò che è suo e cioè se stesso, la propria vita, tutto ciò che di più vero e profondo il Padre ha messo nel suo cuore, restituendo invece al mondo tutto ciò che lo lega alle sue logiche terrene e gli impedisce di vivere in maniera autentica la relazione con Dio Padre. Questo è ciò che davvero conta, questa è la nostra verità: noi siamo fatti per Dio e solo se vivremo davvero in questo rapporto allora impareremo a stare in modo fecondo e autentico anche nel mondo, realizzando pienamente la nostra essenza di figli creati a immagine d’amore.

Preghiamo

Non temere perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.

Is 43,1

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