V Giorno dell'Ottava di Natale

Mi 4,1-4; Sal 95 (96); 1 Cor 1,1-10; Mt 2,19-23

«E andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”». (Mt 2, 23)

È il momento del compimento… è ora di tornare a casa. Giuseppe, memore dei sogni precedenti, non ha più motivo di tentennare o essere dubbioso sulle parole degli angeli ma la presenza del figlio di Erode lo riporta alle paure del passato. Eppure i profeti sono stati chiari, il figlio di Dio sarà chiamato Nazareno e Giuseppe lo crescerà insieme alla Vergine Maria, sua moglie. Giuseppe, uomo giusto e saggio, fatica spesso a concentrarsi immediatamente sulle dinamiche che Dio ci propone facendosi prendere dall’incertezza, dalla paura, dall’insicurezza. Non senza fatica, però, riesce a portare a compimento ciò che deve essere fatto… dare un futuro al figlio di Dio. Quanto è importante ricevere un nome appena veniamo al mondo con un significato che ci identifichi, una parola che caratterizzi la nostra vita. Essere un dono del Signore, una luce per tutti, sapere che Dio è con noi… eppure, una volta identificati, tocca a noi lavorare per far sì che tutto ciò accada. Auguriamoci di poter rendere la nostra vita un capolavoro (papa Francesco).

Preghiamo

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Sal 96 (95),11-12

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