GIOVEDI 09 MAGGIO - III settimana di Pasqua

At 6,8-15; Sal 26 (27); Gv 6,16-21

Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. (At 6,8)

Luca presenta, nella forma veloce di un sommario, l’attività carismatica e taumaturgica di Stefano. L’attività taumaturgica è descritta in termini generali, senza che vengano narrati singoli miracoli. Stefano è caratterizzato dalla «grazia» e dalla «potenza». Esse sono legate in una relazione di consequenzialità. La grazia, infatti, indica il favore di Dio nei confronti del diacono; tale favore si manifesta visibilmente sotto forma di potenza, di capacità, cioè, di operare prodigi e segni. È abbastanza evidente che la figura di Stefano è modellata su quella di Gesù, sul quale si era riversata la grazia (Lc 2,40.52) e che aveva iniziato il ministero con potenza (Lc 4,14). L’attività taumaturgica di Stefano, poi, è descritta con le espressioni «prodigi e segni»: si richiama così, ancora una volta, il ministero di Gesù. In altre parole, Luca mostra come la salvezza operata da Gesù, continua nell’azione dei discepoli, rendendo accessibile a tutti gli uomini la potenza del Signore risorto. Tale potenza raggiunge anche noi, oggi, duemila anni dopo: anche noi siamo toccati dalla forza dello Spirito di Gesù che non smette di operare prodigi in favore degli uomini.

Preghiamo

Signore Gesù,
 ti sei fatto piccolo perché noi potessimo
comprendere la tua grandezza.
Non smetti di operare prodigi fra noi;
con te possiamo vincere ogni paura e ogni angoscia.

[“Appartenenti a questa via” – La sequela e il cammino verso la santità. Quaresima e Pasqua 2019 – Centro Ambrosiano]

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