MERCOLEDI 22 MAGGIO - V settimana di Pasqua

At 15,36-16,3.8-15; Sal 99 (100); Gv 12,20-28

Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedonia e aiutaci!». Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo. (At 16,9-10)

Dopo una narrazione in terza persona v’è un passaggio alla prima persona plurale. Luca ha raccontato il tortuoso viaggio dei missionari. Quando però Paolo ha la visione del Macedone e sente la voce, il narratore si ritira e lascia spazio alla prima persona come voce narrante. Qual è l’effetto di tale passaggio? Il narratore, essendosi eclissato, dà spazio ai personaggi protagonisti del racconto (Paolo e gli altri), ponendo sotto i riflettori la loro decisione. Il discorso indiretto mette enfaticamente in rilievo la percezione di quegli stessi personaggi. La chiamata di Dio, così, è riflessa nella coscienza e nella decisione di Paolo e dei suoi compagni. In altre parole, l’azione evangelizzatrice parte dalla comprensione credente dei missionari; ma in questo modo il progetto di Dio è riflesso nella coscienza di Paolo e dei suoi compagni. Dio li chiama, essi però devono assumere il rischio della fede e rispondere all’appello celeste. Il passaggio dalla voce del narratore alla voce dei personaggi narranti, dando accesso alla percezione di Dio necessariamente filtrata dalla loro coscienza, sollecita, di conseguenza, anche la coscienza credente del lettore.

Preghiamo

Signore Gesù,
ti sei rivelato a noi in tanti modi,
ma attendi il nostro passo,
la nostra decisione, la nostra comprensione di fede.

[“Appartenenti a questa via” – La sequela e il cammino verso la santità. Quaresima e Pasqua 2019 – Centro Ambrosiano]

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