MERCOLEDÌ 24 APRILE dell'Ottava di Pasqua

At 5,12-21a; Sal 33 (34); Rm 6,3-11; Lc 24,13-35

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. (At 5,12-13)

Che cosa colpiva dei primi cristiani? Perché gli abitanti di Gerusalemme li esaltavano? Il popolo di Gerusalemme rimase profondamente colpito dal fatto che tra i cristiani non c’erano bisognosi, che cioè essi si aiutavano a vicenda anche economicamente, poiché si sentivano profondamente uniti e si amavano di tutto cuore. Li vedevano pregare insieme e sapevano che nessuno rimaneva indifferente nei confronti degli altri, soprattutto di quanti erano in difficoltà. Avevano la sensazione chiara che si considerassero come una sola famiglia, a partire dalla fede che condividevano. Questo stare insieme nella pace, questo riunirsi volentieri, questa capacità di accogliersi a vicenda e di aiutarsi senza far pesare nulla, considerando assolutamente normale anche il mettere a disposizione degli altri i propri averi, senza per questo chiudersi in un ghetto o sentirsi superiori agli altri, veniva percepito come qualcosa di straordinario, in netto contrasto con il modo di fare che tutti conoscevano. La logica mondana andava infatti in senso diametralmente opposto.

Preghiamo

Signore Gesù,
fa’ che non guardiamo alla croce come ad una sconfitta!
In essa già risplende la luce della risurrezione,
la quale non cancella i segni della passione.

[“Appartenenti a questa via” – La sequela e il cammino verso la santità. Quaresima e Pasqua 2019 – Centro Ambrosiano]

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