MERCOLEDI 29 MAGGIO - VI settimana di Pasqua

At 20,17-38; Sal 26 (27); Gv 14,7-14

Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. (At 20,31-32)

Che cosa significa “grazia”? È la proclamazione della misericordia di Dio per l’uomo peccatore. Malgrado tutto Dio è per me, mi è favorevole adesso e qui. E questa parola si compie perché è potenza attiva di salvezza per chiunque crede, è promessa già attuata fin da ora. Paolo risponde alla domanda che c’è nel cuore degli anziani di Efeso che si chiedono come potranno andare avanti senza l’Apostolo, come potranno sostenere l’urto dei “lupi rapaci”, come riusciranno a diffondere questa parola della grazia che in parte hanno compreso e però temono che venga meno. La parola non è affidata ai presbiteri; si attua in essa rendendoli ministri idonei del Nuovo Testamento, dello Spirito che vivifica e non della lettera che uccide. Da Dio viene la forza, pur se abbiamo questo tesoro in vasi di creta. La parola della grazia ci porta, ci libera, ci riempie, è dentro di noi e dobbiamo semplicemente darle spazio, farla sempre più nostra nella mente e nel cuore, perché è la promessa che il Signore sarà misericordioso con noi.

Preghiamo

Signore Gesù,
la tua grazia ci accompagni e ci edifichi
perché possiamo testimoniare
l’incontro con te, Cristo risorto.

[“Appartenenti a questa via” – La sequela e il cammino verso la santità. Quaresima e Pasqua 2019 – Centro Ambrosiano]

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