Ger 3,6-12; Sal 29 (30); Zc 1,7-17; Mt 12,14-21

 

«Non contesterà né griderà… non spezzerà una canna già incrinata… nel suo nome spereranno le nazioni».          (Mt 12, 19a.20a.21)          

 

 

La pazienza è un’arte importante nella vita; Gesù l’ha dovuta sperimentare sulla propria pelle.

Dio è paziente: di fronte ai tradimenti e alla perfidia a cui fa riferimento il profeta Geremia, Dio promette che non mostrerà la faccia sdegnata e di fronte al programma di assassinio nei suoi confronti Gesù continua a guarire.

Oggi, nel tempo del protagonismo dei mass media, in cui si sentono gridare bei discorsi che spesso non collidono con la vita di chi li proclama, ci viene chiesto di essere dei testimoni credibili.

Gesù vive una pazienza che non è scontata ma richiede un’educazione a volte anche molto sofferta. Pazienza non è chiudere gli occhi di fronte a ciò che accade o far tacere la nostra coscienza critica, ma il metterci a camminare “con” e non contro, affrontando il male con il bene.

Ci è chiesto di non chiudere la speranza perché Dio è sempre in movimento. Tutto può trasformarsi se non mettiamo paletti alla Grazia di Dio.

 

Preghiamo

 

Tutti i discorsi più belli dei più grandi santi sarebbero incapaci a far scaturire un solo atto d’amore da un cuore che Gesù non avesse in suo possesso. É lui soltanto che sa servirsi della sua lira e nessun altro può far vibrare le sue corde armoniose. Ma Gesù si serve di tutti i mezzi, le creature sono tutte al suo servizio ed egli ama utilizzarle durante la notte della vita allo scopo di nascondere la sua presenza adorabile.

(Santa Teresa di Gesù Bambino – lettera 127)

 

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